Testamento del Signor Conte Bernardino Ubaldini
Archivio Notarile di Urbania, Atti del Notaio Ortensio Gatti, Registro n. 22, cc. 65 v. – 67 v.
In Dei Nomine Amen. Die 23 Octobris 1687 Indictione decima – Innocentio XI Dei gratia Pontifice Optimo Maximo sedente anno undecimo.
L’Illustrissimo Signor Conte Bernardino degli Ubaldini di Monte Vicino continuo habitatore di questa città Urbania sano per la Dio gratia di mente vista udito et intelletto havendo memoria di aver fatto il suo ultimo nuncupativo testamento sotto mio rogito e sapendo benissimo che la volontà de gli huomeni è mutabile e si può mutare fino all’estremo della vita; ha perciò con questo motivo e fondamento reale risoluto di fare doppo testamento il presente codicillo o codicilli da adempiersi puntualmente dal suo herede, oltr’i legati dei quali in quello al quale.
E prima asserisce haver lasciati essecutori di detto suo testamento Monsignor Illustrissimo Ondedei Vescovo di Urbania e Sant’Angelo. Illustrissimo Conte Federigo degli Ubaldini d’Apecchio.
L’illustrissimo Signor Ruberto Grati (?) da questa Città senza veruna dimostrazione del suo affetto, onde risolve di farlo hora benché di cose minime al merito di quelli, e animo suo, e perciò li prega di ricevere il poco in via del molto e codicillando ordina, comanda, e vole che si dia a Monsignor Vescovo il suo calesse con arnesi e cavallo, al Signor Conte Federigo il quadro ornato di tavola ne il quale è dipinta la Musica di Orfeo et inoltre le poche sue armi che sono nella saletta del Piobico. Al Signor Ruberto un ritratto in tavola antico che tiene una borsa in mano, il Bagno di Diana con Atteone, et una testa di Timoteo Viti in piccolo con cornici assai lacere, le quali cose tutte dovranno consegnarsi a ciascuno subito seguita la morte d’esso Signor Conte codicillante. Inoltre prega la reverenda Abbadissa presente, e chi sarà per tempo del Venerabile Monastero di Santa Chiara di questa Città da esso Signor Conte instituita herede a honorarlo di per- metterli alle Signore sue figlie monache in esso monasterio in caso d’aloggio di loro parenti o altri che li occorresse fare, che possino servirsi di questa casa ove si stipula il presente codicillo con mobili o stanza conforme si trovarà in tempo della contingenza dell’aloggio. Item ordina comanda e vole che monacandosi in nominato monasterio di Santa Chiara e non altrove la Signora Cecilia Colomba de Grandi d’Armina hora in detto monasterio educanda giovane assai virtuosa di suono e canto che può imparare in ciò alle altre monache per onorevoli lai et utili del Monasterio si li assegni per sua ellimosina dotale il podere di Ca’ Pierpaolo posto nella giurisdizione di Monte Vicino presso suoi noti confini e stimando esso Signor Conte di maggior valore della dote solita a darsi e che possa pretendersi, e non monacandosi in detto Monasterio irrita et cancella questo legato, e vole che si habbia per non fatto. Alla Signora Olimpia Guidelli di Città di Castello ordina e vole se li dia il suo Crucifisso d’ottone che tiene esso Signor Conte a capo del letto ove si ritrova con infinite indulgenze venute di Roma e se deve sapere che hora si ritrova qui doppo la morte del Signor Conte codicillante si porterà al Piobico e si tratterrà alla pieve di Santo Stefano per sei o otto mesi, vole che da Cecco suo lavoratore colà li sieno somministrate due some di grano e quattro di vino. Item al Signor Piergiovanni di Giovanni Antonio Dini da questa Città lascia ordina e vole se li dieno fiorini cento di quelli che deva darli il Signor Conte Gentili d’Apecchio dell’anno 1689 o altro più vero tempo. Al Signor Conte Angelo Maria Ubaldini di Basciucheto da (?) e come de tutti i singoli ragioni et attioni feudali che ad esso Signor Conte codicillante competano di presente e possono competere in avvenire sopra le giurisdizioni di Castiglione e Basciucheto con (?) in suo luogo e constituirlo prov (?) inviolabile riservato il primo Aprile questo. Al Signor Don Domenico Salvi sacerdote del Piobico che lo serve attualmente con carità et applicatione lascia e vole se le dia la sua veste da camera il miglior (?) e ungarina che vi sia d’esto Signor Conte. Et un letto, cioè, lettiera pagliaccio, mattarazzo due coperte, cioè una dalla (?) et una di lana bianca e la trabacca dove esso Signor Conte dorme nella camerata; Item una botticella di vino di dieci barili del mosto del Piobico e due stare di grano. A Bartolemeo e Margarita servo e serva che dividino per egual portione gli altri panni di dosso di esso Signor Conte una soma di grano e due some di vino e che tutti due siano vestiti di bruno cioè supplici e quello non hanno hora non intendendosi il sopraddetto Domenico perché vestito assai bene. A Donna Beatrice moglie di Antonio Massaniello vole se le dia una soma di grano a Ca’ Gualtiero dove dovrà mandare a pigliarlo a sue spese, il letticciuolo che è vicino al colombaro, un letto da fondo pagliaccio e padiglione.
All’Illustrissima Comunità e Pubblico di Urbania per il gran desiderio ch’ha mai sempre avuto di servirlo massimamente per avanzamento della Gioventù e per vedere accresciute le virtù et huomeni virtuosi in detta Città lascia tutti li libri che di presente si ritrova havere in questa casa tanto ligati quanto sciolti di quali ne sono alcuni nelle mani del Signor Giovan Battista Lutii, ch’in tutto saranno al numero di doicento incirca. Item li quadretti stampati con cornice nere in numero sessantanove incirca, e quarantasei cornici incirca da porci li ritratti quando si troverà non vi siano stati posti, li quali dovevano mettersi sulla Libraria con gli altri, levando perciò le carte dove è dipinta la città di Venezia, e la sommissione di Faraone con facoltà al medesimo Pubblico di Urbania di levare dal luogo ora e di presente Libraria tutta e ciascuna de le cose suddette, com’anche tutte le altre già donate da Sua Signoria antecedentemente et essistenti hora nel Vaso di detta Libraria qualvolta mediante nuovo accordo tra il Pubblico e li Padri Custodi non restassi il Pubblico istesso libero et assoluto padrone tanto del Vaso quanto dei libri et altro ch’in esso si ritrova, e piacesse al medesimo pubblico di trasportare e porre tutte e singole cose suddette da esso Signor Conte donate, in altro luogo e sito che sarà per eleggersi e formarsi con piena soddisfazione. Et inoltre in caso di detto trasporto o accordo con li Padri del santissimo Crocefisso Custodi lascia all’istesso Pubblico di Urbania scudi cinquanta da essigersi dall’Illustrissimo Signor Conte Gentile Ubaldini e tanto commanda e vole s’esseguischi in ogni miglior muodo. Item ordina commanda e vole che li cinquanta scudi che deve (?) delli promissi e dati per l’ellimosina dotali per le sorelle del Signor Don Domenico Salvi (?) consterà per Istrumento sotto rogito di me Ortensio (?). Le Monache di Santa Chiara se ne servino per gli apparati da farsi per la loro Chiesa; Item ordina che alli lavoratori di esso Signor Conte Codicillante non si dia molestia circa il dare et avere ma si stia a quello dirà ciascuno di loro in sua coscienza.
Acti fuerunt supradicti codicilli e stipulati per me Urbanie domi supradicti Illustrissimi Domini Comitis Codicillantis siti e conspectu Ecclesie Sanctissimi Corporis Christi et iuxta sua Presentibus ibidem: Illustrissimo Don Alessandro Domino Alessandro Ortilio Lazzaro Reverendo Domino Stefano Maggino Curato Cathedralis Domini Sancte Gatto Maestro Cerimoniarum filio me Notari Domino Petro Maria Riguccio Sacerdoti ac Domini Gasparo Gaspari Chirurgo Urbanie. Testibus adhibitis vocatis atque rogatis una mecum et omnibus et ego Ortensius Gattus Notarius R.
Inoltre, il Conte Bernardino Ubaldini con suo testamento a rogito Ortensio Gatti del 12 maggio 1687 aveva già destinato al Comune di Urbania un legato di scudi trecento ducali consistenti in un censo da esigersi dal Conte Pizzotti di Città di Castello al cinque per cento ad anno, con l’obbligo di comperare con i frutti del medesimo i libri per la pubblica libreria. Una particola testamentaria, in data 12 maggio 1687 rogito Ortensio Gatti, è conservata nell’Archivio Segreto del Comune di Urbania, cassetto F, n. 13.
Il prezioso lascito, ora identificato come collezione Ubaldini, vanto del patrimonio durantino e fondo antico di disegni e stampe tra i più importanti della Regione Marche e che troviamo nel testamento del Signor Conte Bernardino Ubaldini, consistente in una sezione copiosa di libri e circa 1.000 fogli tra stampe e disegni conservati anticamente su due album.
Il lascito ha aperto una lunga tradizione di importanti donazioni che ha attraversato i secoli e che è ancora viva nella Comunità di Urbania e oltre.
L’antefatto da sapere: Il duca Francesco Maria II Della Rovere, erede dei Montefeltro, raccolse a Casteldurante una cospicua raccolta libraria di circa 13.000 volumi.
La Libraria nuova, che fece edificare a partire dal 1607, era una delle biblioteche più aggiornate e innovative del tempo. Francesco Maria II aveva infatti bisogno, scrive il prof. Alfredo Serrai, “di avere a disposizione gli scritti degli autori più significativi in ogni scienza ed arte, teologia e letteratura comprese”, esigenza da cui derivò “la necessità di possedere una biblioteca di carattere universale, aggiornata e quindi composta, ovviamente, di libri impressi, in grado di offrirgli i frutti del pensiero e dei sentimenti di ogni tempo”.
Morto Francesco Maria, e annesso il Ducato di Urbino allo Stato della Chiesa, papa Alessandro VII Chigi nel 1667 portò la raccolta ducale nella città eterna, lasciando alcuni volumi ad Urbania (circa 500); dei volumi sottratti, una parte fu destinata alla raccolta di famiglia, la Chigiana passata poi alla Biblioteca Vaticana, mentre tutto il resto divenne il nucleo principale della Biblioteca del Collegio della Sapienza (oggi Biblioteca Universitaria Alessandrina).
I circa 500 volumi sono conservati all’interno della Biblioteca, dell’Archivio Storico e Museo Civico di Palazzo Ducale e costituiscono assieme alle raccolte di grafica e stampa, il nucleo di maggior interesse dell’eredità dei Della Rovere a Casteldurante.
Nello stesso giorno in cui le 142 casse partirono per Roma, con atto notarile, il Conte Bernardino Ubaldini e il Vescovo di Urbania si impegnarono a versare i loro libri personali alla biblioteca pubblica. Il conte Bernardino Ubaldini aveva già acquisito i libri, le collezioni di disegni e di incisioni formate dal fratello Federico. La donazione contestuale naturalmente dà adito anche ad una lettura di intervento moderatore nei confronti del pubblico di Urbania. Il Conte Bernardino e il Vescovo Honorati tennero fede al loro impegno ma non prima che si fosse chiarito il problema della proprietà dei libri. Cosa che avvenne il 15 novembre del 1673 allorché con atto notarile fu stabilito che “… solamente la Comunità ne sia padrona”.